Storia, leggende e curiosità in occasione del 19 settembre.
Ogni 19 settembre la città di Napoli si prepara a celebrare San Gennaro, patrono amatissimo che unisce fede, devozione e una tradizione secolare. Quest’anno, alla sua festa si aggiunge un motivo in più: la città compie 2.500 anni secondo la tradizione storica, e il legame con il santo appare ancora più intenso, come filo che attraversa storia, cultura e comunità.
Chi era San Gennaro
Secondo le fonti tradizionali, San Gennaro nacque nella seconda metà del III secolo (intorno al 272), forse a Benevento. Divenne vescovo di Benevento, ma il suo martirio è legato profondamente al territorio flegreo: si ritiene fu decapitato a Pozzuoli, durante le persecuzioni cristiane.
Il culto, le reliquie e il miracolo del sangue
A Napoli, nel Duomo, sono custodite le ossa del santo insieme a due ampolle che contengono il presunto sangue: la liquefazione del sangue è uno dei fenomeni più suggestivi. Avviene tre volte all’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre (giorno del martirio) e il 16 dicembre. Si dice che quando il sangue non si scioglie, sia presagio di eventi drammatici per la città.
La Cappella del Tesoro di San Gennaro, all’interno del Duomo, custodisce queste reliquie. Un’istituzione antica, la Deputazione del Tesoro, fondata nel 1527, cura non solo la custodia ma l’interazione quotidiana tra fede popolare e arte.
Napoli, Pozzuoli e il legame flegreo
Pozzuoli è luogo centrale nella storia del santo: qui San Gennaro incontrò la morte, e nella zona della Solfatara si trova il Santuario di San Gennaro alla Solfatara, costruito sul punto in cui si ritiene avvenne il martirio.
Nella chiesa alla Solfatara si conserva una delle reliquie associate al santo, e la pietra venerata come quella della decapitazione è punto di pellegrinaggio. Questo legame tra Napoli e Pozzuoli rafforza l’identità flegrea e la storia condivisa.
Curiosità & leggende
- Il mancato scioglimento del sangue di San Gennaro viene interpretato come cattivo presagio. La tradizione lo ha associato a diverse occasioni storiche: epedemie, eruzioni, disastri. Il fenomeno è avvolto nella fede ma anche nella speranza collettiva.
- Napoli ha uno dei numeri più alti di compatroni in Italia: San Gennaro è il patrono primario, ma la città venera molti altri santi protettori (come Sant’Agrippino, San Filippo Neri, San Giovanni Paolo II, etc.). Questo rende il calendario delle feste religiose napoletano ricchissimo.
- Il culto ha legami con fenomeni naturali: le eruzioni del Vesuvio sono state associate, in almeno uno degli episodi (nel 1631), a processioni con le reliquie del santo. Si crede che la devozione abbia “placato” momentaneamente il vulcano.
San Gennaro oggi: la fede che attraversa i millenni
Oggi la Festa del 19 settembre è prima di tutto una celebrazione religiosa: la messa solenne, la processione, l’afflusso di fedeli, la città che si ferma un momento. Ma è anche un richiamo culturale e identitario: è Napoli che si riconosce nelle sue radici, nella sua arte, nella sua devozione e nella sua varietà.
Quest’anno, con la città che celebra i suoi 2.500 anni, la Festa assume anche una dimensione di riflessione: su quanto Napoli è stata capace di durare, trasformarsi, fondersi con culture diverse ma restare se stessa.
Perché San Gennaro è ancora importante, anche per chi non è religioso
- È simbolo di protezione: per molti napoletani, San Gennaro rappresenta speranza nei momenti di crisi.
- È elemento aggregante: la festa unisce classi sociali, età, religiosità diversa.
- È patrimonio d’arte e storia: la Cappella del Tesoro, le processioni, le tradizioni liturgiche sono anche patrimonio culturale per tutti.
Curiosità storiche
- La liquefazione non è documentata prima del 1389 in fonti certe, ma la tradizione la porta più indietro nel tempo.
- La Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro non è di proprietà della Chiesa né dello Stato nel senso usuale: è amministrata dalla Deputazione del Tesoro, un ente laico. Come si legge nell’atto fondativo, la Cappella è “proprietà di tutti i cittadini di Napoli”
- Il Santuario alla Solfatara è appartenente al Comune di Napoli, pur essendo in territorio di Pozzuoli: è segno della storica sovrapposizione culturale e religiosa tra città e area flegrea.
- Durante la Seconda Guerra Mondiale, per proteggere il Tesoro dai bombardamenti e dalle depredazioni, fu trasferito dapprima da Napoli a Montecassino, poi da un monaco portato a Roma il 19 ottobre 1943 su un camion “di nascosto dai Tedeschi”. Al termine della guerra, nel 1947, fu riportato a Napoli grazie all’intervento, tra gli altri, di Giuseppe “Don Peppe” Navarra, soprannominato “il Re di Poggioreale”.
Conclusione
San Gennaro non è solo un santo del passato, ma una presenza viva nelle strade, nelle chiese, nella fede popolare, nei cuori dei napoletani e flegrei. Festeggiarlo significa ripensare la storia, riconoscersi, rafforzare quell’appartenenza che dura da millenni.
Se vivi a Napoli o Pozzuoli, quest’anno il 19 settembre può essere anche un momento per riscoprire spazi, tradizioni, dettagli spesso dati per scontati.

